La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 28365/2025, ha stabilito che il controllo del datore di lavoro sul PC aziendale in uso al dipendente è legittimo quando sussistono concrete esigenze di tutela del patrimonio aziendale. Il provvedimento nasce da un caso riguardante accessi abusivi ai sistemi informatici e divulgazione all’esterno di dati riservati.

La Cassazione ha confermato la validità delle prove raccolte dall’azienda e la legittimità del licenziamento per giusta causa.

Il principio chiave della sentenza: tutela del patrimonio aziendale

La Corte sottolinea che il datore di lavoro ha il diritto e il dovere di:
• proteggere i beni aziendali
• prevenire reati informatici e divulgazione di dati sensibili
• prendere provvedimenti disciplinari in caso di condotte fraudolente

Quando il controllo è mirato alla difesa del patrimonio e non alla vigilanza della prestazione lavorativa, esso può essere effettuato anche senza accordo sindacale, purché nel rispetto della normativa privacy.

Policy interna e informativa preventiva: elementi decisivi

Nel caso deciso dalla Cassazione, l’azienda aveva adottato:
• una policy chiara sull’uso degli strumenti informatici
• informativa ai dipendenti sulla possibilità di verifiche in caso di anomalie

La Suprema Corte ritiene che questa trasparenza configuri un corretto bilanciamento tra controllo difensivo e diritto alla riservatezza: il lavoratore non può invocare un’aspettativa di assoluta privacy su strumenti assegnati per finalità produttive.

Cosa dice l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori

La pronuncia richiama l’art. 4 L. 300/1970, che consente controlli tecnologici quando:
• non sono diretti al controllo a distanza del lavoratore
• rispondono a esigenze organizzative, produttive o di sicurezza aziendale
• rispettano la normativa sul trattamento dei dati personali

Accessi abusivi, dati riservati e rottura del vincolo fiduciario

Il dipendente aveva estratto e trasmesso all’esterno informazioni aziendali riservate.
La Cassazione lo qualifica come:
• abuso del dispositivo aziendale
• lesione grave del vincolo fiduciario
• condotta idonea a danneggiare l’impresa

Ne consegue la piena legittimità del licenziamento per giusta causa.

Quali controlli sono leciti secondo la sentenza

Sono ammessi i controlli:
• mirati ad accertare comportamenti illeciti
• limitati nel tempo e proporzionati al rischio
• orientati alla tutela del patrimonio informativo e materiale

Sono invece vietati i controlli:
• indiscriminati o permanenti
• finalizzati a monitorare l’operatività quotidiana del lavoratore
• invasivi oltre il necessario rispetto allo scopo difensivo

Implicazioni pratiche per aziende e professionisti

Per le aziende:
• definire e comunicare una policy sull’uso degli strumenti aziendali
• prevedere audit mirati in caso di sospetti fondati
• documentare la finalità

Per gli investigatori privati:

• operare a supporto dell’impresa solo su mandato formale
• adottare strumenti proporzionati allo scopo
• redigere report idonei a sostenere il procedimento disciplinare e giudiziario

Perché questa sentenza è importante

La Cassazione n. 28365/2025 rafforza il principio per cui:
• la tutela del patrimonio aziendale è un interesse primario e concreto
• la privacy del lavoratore va rispettata, ma non può essere strumento di impunità
• le aziende possono reagire con efficacia a sottrazioni di dati e frodi interne

Conclusioni

Il controllo difensivo sul PC aziendale è legittimo se fondato su rischi reali e regolato da policy trasparenti.
La Sentenza n. 28365/2025 rappresenta una guida fondamentale per imprese, consulenti HR e investigatori nel definire misure di sicurezza conformi alla legge e realmente efficaci contro i reati aziendali.